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Quinto Orazio Flacco
(65-8 a.C.),
Odi, III, 2, 13
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Il cinema te lo racconto io. Parola di Mario Soldati
Una miniera preziosa di cinema scritto e letteratura in movimento
Alberto Sordi protagonista di un racconto di Mario Soldati. All’inizio di L’imprudenza, seguiamo «A., il famosissimo attore comico italiano e romano, divo del teatro, del cinema, della televisione» nella sua routine quotidiana, dal set al superattico, dai rapporti col segretario e l’autista alla messa festiva. Siamo nel 1962 e Sordi, «quarantenne sano e robusto», è all’apice della carriera, già scapolo d’oro con fama di avaro. Le misteriose telefonate di un’ammiratrice lo scuoteranno dalla sorniona diffidenza nei confronti di qualsiasi legame sentimentale, fino a convincerlo ad andare in Svizzera per incontrare quella che potrebbe essere la sua anima gemella. Il finale contiene una sorpresa alla Landolfi, virata in chiave di commedia all’italiana, ma il racconto vale soprattutto per il ritratto memorabile del protagonista, reso vivo con i tic e le battute dei suoi personaggi, in una narrazione che è già cinema. Un film di Soldati con Sordi, non girato ma scritto: non per questo meno godibile. Del resto, Cesare Garboli diceva che i veri film di Soldati erano i suoi libri. Miniera preziosa di cinema scritto e letteratura in movimento, questo libro raccoglie il meglio degli scritti cinematografici di Soldati, di cui il racconto citato costituisce una delle molte perle. Come Il momento buono, dove è trasfigurata nell’amore per Roberta la vera relazione dello scrittore con Alida Valli. Come le recensioni apparse negli anni Sessanta e Settanta sull’Europeo, fragranti e umorali, “a voce alta” e con il gusto della provocazione: la stroncatura di Ingmar Bergman, l’elogio del primo Tinto Brass, l’invidia per Fellini, l’ammirazione senza riserve per il Salò di Pasolini e l’articolata attenzione per l’opera di Antonioni. E poi ancora i necrologi di Totò e di Chaplin, il diario di preparazione di Malombra, l’adesione divertita ai giocattoloni di 007 e Steven Spielberg e l’istintivo disgusto per il finale di Rosemary’s baby di Polanski. Chi poi non sia giovanissimo ricorderà che Soldati, nell’estate del 1972, presentò in tivù uno storico ciclo di film dedicato a Buster Keaton: è un piacere ritrovare qui i testi delle presentazioni di quelle trasmissioni, che fecero scoprire al pubblico italiano l’arte fino ad allora sottovalutata di un grande comico, particolarmente in sintonia con la “scrittura in movimento” del cineasta letterato Mario Soldati.

> Mario Soldati, Cinematografo, Sellerio, Palermo, pp.528, €14,00
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