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Quinto Orazio Flacco
(65-8 a.C.),
Odi, III, 2, 13
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Il “Decameron”, ovvero, novellare per salvarsi la vita
Una nuova elegante ristampa di questo classico immortale
La letteratura tiene lontana la morte. In sintesi, ecco il senso del Decameron di Giovanni Boccaccio e della sua tragica cornice. Lontano dai banchi del liceo, il lettore anche colto tende a identificare il capolavoro della prosa italiana medievale con alcuni celebri racconti rimasti nella memoria di tutti. Trascurando il fatto che le cento novelle sono contenute all’interno di una narrazione che descrive la devastante epidemia di peste del 1348. I dieci giovani che abbandonano Firenze, per rifugiarsi a “novellare” in una villa sulle colline, rappresentano «l’oasi consolatoria e a suo modo salvifica di un’opera letteraria». Il «giardino-eden» che li accoglie è l’antidoto letterario al trionfo della Morte, perfetto rovesciamento ideologico degli affreschi dell’epoca (come quello ancora oggi visibile al Camposanto di Pisa), che esaltavano la severa vita monastica e condannavano alla dannazione la società cortese che si dilettava nei giardini. Nell’ottima ed esauriente introduzione alla nuova elegante ristampa di questo classico immortale, Lucia Battaglia Ricci ci guida a una lettura più consapevole e profonda del testo. Invitandoci a soffermarci sui luoghi più trascurati dell’opera, dove si svelano più chiaramente «lo spessore ideologico e la raffinatezza letteraria» di un testo complesso e sfaccettato, perché si prefigge di riflettere la complessità e le sfaccettature del reale, instillando nel lettore «il tarlo del dubbio e la plurivocità delle interpretazioni». La migliore guida alla lettura del Decameron ce la offre Boccaccio stesso, se abbiamo la pazienza di leggere il proemio e la conclusione del libro. E soprattutto l’introduzione alla quarta giornata, con l’apologo delle donne papere che dimostra l’indole naturale della pulsione erotica e l’inutile schermo di un’educazione censoria. Ma nello studio della Battaglia Ricci vengono anche analizzate le novelle più significative, con pochi incisivi tratti che bastano a inserirle nel contesto di un «gioco sperimentale e divertita adozione di registri diversi, ma anche un modo particolarissimo di meditare sulle infinite, molteplici varianti e possibilità – tutto e il contrario di tutto – del vivere umano». Il rapporto con i lettori (le donne come destinatarie dell’opera), l’intento dichiarato di offrire diletto, il duello alla distanza con Dante (cento novelle come cento sono i canti della Commedia), il rovesciamento polemico del sottotitolo («Prencipe Galeotto» con citazione del V canto dell’Inferno) sono altri nodi fondamentali della «varia, multiforme, caotica “commedia umana”» che questa raffinata edizione tascabile invita a leggere o rileggere integralmente. Chi vincerà la pigrizia e i pregiudizi scolastici scoprirà un tesoro.

> Giovanni Boccaccio, Il Decameron, Salerno, Roma, pp.LXXVI+1538 (2 voll.), €44,00
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