La letteratura tiene lontana la morte. In sintesi, ecco il senso del Decameron
di Giovanni Boccaccio e della sua tragica cornice. Lontano dai banchi
del liceo, il lettore anche colto tende a identificare il capolavoro
della prosa italiana medievale con alcuni celebri racconti rimasti
nella memoria di tutti. Trascurando il fatto che le cento novelle sono
contenute all’interno di una narrazione che descrive la devastante
epidemia di peste del 1348. I dieci giovani che abbandonano Firenze,
per rifugiarsi a “novellare” in una villa sulle colline, rappresentano
«l’oasi consolatoria e a suo modo salvifica di un’opera letteraria». Il
«giardino-eden» che li accoglie è l’antidoto letterario al trionfo
della Morte, perfetto rovesciamento ideologico degli affreschi
dell’epoca (come quello ancora oggi visibile al Camposanto di Pisa),
che esaltavano la severa vita monastica e condannavano alla dannazione
la società cortese che si dilettava nei giardini. Nell’ottima ed
esauriente introduzione alla nuova elegante ristampa di questo classico
immortale, Lucia Battaglia Ricci ci guida a una lettura più consapevole
e profonda del testo. Invitandoci a soffermarci sui luoghi più
trascurati dell’opera, dove si svelano più chiaramente «lo spessore
ideologico e la raffinatezza letteraria» di un testo complesso e
sfaccettato, perché si prefigge di riflettere la complessità e le
sfaccettature del reale, instillando nel lettore «il tarlo del dubbio e
la plurivocità delle interpretazioni». La migliore guida alla lettura
del Decameron ce la offre
Boccaccio stesso, se abbiamo la pazienza di leggere il proemio e la
conclusione del libro. E soprattutto l’introduzione alla quarta
giornata, con l’apologo delle donne papere che dimostra l’indole
naturale della pulsione erotica e l’inutile schermo di un’educazione
censoria. Ma nello studio della Battaglia Ricci vengono anche
analizzate le novelle più significative, con pochi incisivi tratti che
bastano a inserirle nel contesto di un «gioco sperimentale e divertita
adozione di registri diversi, ma anche un modo particolarissimo di
meditare sulle infinite, molteplici varianti e possibilità – tutto e il
contrario di tutto – del vivere umano». Il rapporto con i lettori (le
donne come destinatarie dell’opera), l’intento dichiarato di offrire
diletto, il duello alla distanza con Dante (cento novelle come cento
sono i canti della Commedia),
il rovesciamento polemico del sottotitolo («Prencipe Galeotto» con
citazione del V canto dell’Inferno) sono altri nodi fondamentali della
«varia, multiforme, caotica “commedia umana”» che questa raffinata
edizione tascabile invita a leggere o rileggere integralmente. Chi
vincerà la pigrizia e i pregiudizi scolastici scoprirà un tesoro.
> Giovanni Boccaccio, Il Decameron, Salerno, Roma, pp.LXXVI+1538 (2 voll.), €44,00
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