È come un film montato dall’ultima
scena alla prima. È come essere spettatori di una storia che si dipana
a ritroso. Comincia dalla fine e si conclude all’inizio. La fine che è
l’inizio fa pregustare vicende degne del “C’era una volta”, mentre
l’inizio che poi è la fine è prosaico tanto quanto lo sono le vicende
della gente comune. Ma è anche l’inizio di una nuova concatenazione di
eventi. Senza voler anticipare troppo, La dimora di noce (e il perché
di questo titolo lo si scopre alla fine, cioè all’inizio) è la lunga
storia della famiglia di Regina Sikiric Delavale, dei suoi nipoti, di
sua figlia, dei suoi cinque fratelli, dei suoi genitori e di suo nonno.
Dagli anni Novanta del secolo scorso fino agli ultimi giorni
dell’impero asburgico e di quello ottomano. Nella Jugoslavia –
Dalmazia, Bosnia e Croazia – che nell’arco di un secolo non ha potuto
godere che di rari momenti di pace. La storia è quella di «sistemi
eliocentrici delle disgrazie» che «si rigenerano ciclicamente» e che
«sono l’unica storia viva e vera, una storia che non si spegne ma che
si tramanda di generazione in generazione, di epoca in epoca». La
storia personale s’intreccia dunque in modo inedito e sorprendente con
quella “ufficiale”. Sul canovaccio della vicenda di Regina si
moltiplicano le biografie di numerosi personaggi straordinariamente
affascinanti (indimenticabili in particolare Luka e il direttore del
manicomio). Amori non corrisposti e tradimenti danno il via a un
concatenarsi d’incomprensioni e menzogne sul filo rosso della rabbiosa
sete di vendetta di Regina. Ma non c’è nulla di cui spaventarsi, il
pessimismo sulla possibilità di un bene che venga dalla storia si
scontra con il desiderio irrinunciabile di amore e di Dio (quello dei
cristiani, degli ebrei e dei musulmani che le onde della storia hanno
fatto approdare sullo stesso lido).
Il caleidoscopio degli eventi è svolto con la maestria narrativa
propria di un rapsodo: Miljenko Jergovic che c’introduce nel suo epos e
in quello del popolo jugoslavo. Questo autore bosniaco, tanto versatile
da dedicarsi con ottimi risultati alla narrativa e alla poesia, al
teatro e al giornalismo, e tanto amato dal pubblico e dalla critica che
gli ha conferito numerosi premi letterari, tiene incollati alla pagina
con la stessa felicità affabulatoria con cui ci ha abituati ne I Karivan e Mama Leone.
> Miljenko Jergovic,La dimora di noce, Libri Scheiwiller, Milano 2005, pp.444, €19,00
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