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(65-8 a.C.),
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Jergovic il rapsodo
La Jugoslavia in un romanzo a gambero
È come un film montato dall’ultima scena alla prima. È come essere spettatori di una storia che si dipana a ritroso. Comincia dalla fine e si conclude all’inizio. La fine che è l’inizio fa pregustare vicende degne del “C’era una volta”, mentre l’inizio che poi è la fine è prosaico tanto quanto lo sono le vicende della gente comune. Ma è anche l’inizio di una nuova concatenazione di eventi. Senza voler anticipare troppo, La dimora di noce (e il perché di questo titolo lo si scopre alla fine, cioè all’inizio) è la lunga storia della famiglia di Regina Sikiric Delavale, dei suoi nipoti, di sua figlia, dei suoi cinque fratelli, dei suoi genitori e di suo nonno. Dagli anni Novanta del secolo scorso fino agli ultimi giorni dell’impero asburgico e di quello ottomano. Nella Jugoslavia – Dalmazia, Bosnia e Croazia – che nell’arco di un secolo non ha potuto godere che di rari momenti di pace. La storia è quella di «sistemi eliocentrici delle disgrazie» che «si rigenerano ciclicamente» e che «sono l’unica storia viva e vera, una storia che non si spegne ma che si tramanda di generazione in generazione, di epoca in epoca». La storia personale s’intreccia dunque in modo inedito e sorprendente con quella “ufficiale”. Sul canovaccio della vicenda di Regina si moltiplicano le biografie di numerosi personaggi straordinariamente affascinanti (indimenticabili in particolare Luka e il direttore del manicomio). Amori non corrisposti e tradimenti danno il via a un concatenarsi d’incomprensioni e menzogne sul filo rosso della rabbiosa sete di vendetta di Regina. Ma non c’è nulla di cui spaventarsi, il pessimismo sulla possibilità di un bene che venga dalla storia si scontra con il desiderio irrinunciabile di amore e di Dio (quello dei cristiani, degli ebrei e dei musulmani che le onde della storia hanno fatto approdare sullo stesso lido).
Il caleidoscopio degli eventi è svolto con la maestria narrativa propria di un rapsodo: Miljenko Jergovic che c’introduce nel suo epos e in quello del popolo jugoslavo. Questo autore bosniaco, tanto versatile da dedicarsi con ottimi risultati alla narrativa e alla poesia, al teatro e al giornalismo, e tanto amato dal pubblico e dalla critica che gli ha conferito numerosi premi letterari, tiene incollati alla pagina con la stessa felicità affabulatoria con cui ci ha abituati ne I Karivan e Mama Leone.

> Miljenko Jergovic,La dimora di noce, Libri Scheiwiller, Milano 2005, pp.444, €19,00
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