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n° 9 - sabato 4 marzo 2006
Babylon, che giardini di parole, di Giuseppe Romano

Babylon, che giardini di parole

Un accessorio per pc risolve i problemi di traduzione. E, nuova Musa dell’era digitale, accende ispirazioni nelle vastità dell’internet

È stato come veder nascere una farfalla. S’è aperta la grigia crisalide del testo scritto e Babylon ha mostrato quali colori indicibili, quali acrobazie impensabili, quali assonanze, incroci, legami e frequentazioni sanno inventarsi le parole nell’era digitale. Farfalle delicatissime e incantevoli che catturano il nostro sguardo e non l’abbandonano più. Alle nove Muse che nell’antichità presiedevano le arti, novità come Babylon suggeriscono che ormai dovremmo aggiungerne una nuova, quella che ci fa volare nell’aerea magia delle parole e delle lingue dentro la rete universale.
Babylon – nome evocativo di opulenza – è un programma per computer (o, meglio, per pc Windows. La versione Macintosh non esiste). Per la precisione è una utility che s’installa inserendosi fra gli attrezzi di chi scrive e naviga nell’internet. Quando importa sapere qualcosa su un vocabolo della propria lingua o di un’altra straniera, un tocco di mouse accende l’incantesimo.

Babylon, la nuova musa, è nato nel 1997 come un traduttore simultaneo. Grazie a una varietà di vocabolari bilingui da selezionare, scaricare e montare – 25 in 13 lingue: inglese, tedesco, italiano, francese, spagnolo, olandese, svedese, portoghese, giapponese, cinese tradizionale e semplificato, russo, ebraico – tiene a bada la moderna Babele linguistica risolvendo il fastidio di avere sempre sottomano una scaffalatura di dizionari. Nel corso del tempo sono stati aggiunti numerosi accessori. Una voce, maschile o femminile a scelta, pronuncia il vocabolo nel modo corretto (solo in inglese). Viene fornita la coniugazione completa di un verbo, con tempi e modi, per adattare il termine al contesto. Poi sono nate le varianti per la “traduzione incrociata”: sia rispetto al significato – in quante diverse maniere si può intendere “andare” in inglese, o “to get” in italiano – sia di scrittura, con suggerimenti preziosi per il caso in cui non si sia certi che il termine sia scritto in forma corretta (oltre a selezionare un termine scritto da altri si può scriverlo in proprio). Poi sono arrivati i collegamenti enciclopedici: alcuni a pagamento, come l’Encyclopaedia Britannica, e altri gratuiti (fra cui ben 1600 glossari), come Wikipedia, in italiano e in inglese.

A partire da una singola parola s’innesca un mondo di rapporti, collegamenti, approfondimenti e informazioni. Una catena pressoché illimitata, oltre che suggestiva, di apporti linguistici e culturali. Sia offline, cioè depositati negli archivi del proprio computer personale, sia online, reperiti sul momento nei meandri della rete mondiale.
Chi l’avrebbe mai immaginato che tutto questo sarebbe stato raggiungibile, immediato, a portata di mano? Babylon è una risposta diretta e semplice al desiderio di consultare il sapere via computer: rispetto ai tentativi discutibili delle enciclopedie su cd-rom, limitate nei contenuti e macchinose da utilizzare (nel tempo che s’impiega a prendere, inserire e caricare un cd, si consulterebbe sei volte un dizionario enciclopedico di carta), quest’altra via è più rapida, piacevole e precisa. E se ultimamente anche motori di ricerca come Google hanno attrezzato strumenti linguistici non dissimili, bisogna però convenire che Babylon è più avanti: raggiunge uno scopo forse meno complessivo nelle premesse, ma senz’altro più preciso, approfondito ed efficace nei risultati. Schiude le porte della comprensione immediata e dettagliata di singoli vocaboli, delle loro accezioni e della loro storia, riducendo quell’ambiguità persistente che è uno degli impicci più ricorrenti sulla rete.

Un esempio. Nella prima pagina di www.nytimes.com, il sito web del New York Times, il 24 febbraio scorso c’era un articolo intitolato “Soul-Searching Over Bird Flu”. Il sommario diceva: «Fears of avian flu have set off a national panic in France, as well as an identity crisis». Copiando la frase nel sistema di traduzione automatica online di Google (http://translate.google.com/translate_t), se ne ricava questa frase in pseudoitaliano: “Anima-Cercando il flu eccessivo dell’uccello” (titolo):  «I timori di flu aviario si sono regolati fuori di un panico nazionale in Francia, così come una crisi di identità» (testo). Frase che non risolve i dubbi del lettore.
Se invece si inseriscono le parole-chiave della frase nella finestrella di Babylon, ecco che cosa risulta. Riguardo a “Soul-Searching” si ottiene  «“to do some soul-searching”, fare un esame di coscienza» dal dizionario Concise Oxford Paravia English-Italian, accessorio che si acquista a parte per integrare il dizionario di base. Digitando “Bird Flu”, il Babylon English-Italian (il dizionario base di Babylon) dice che “flu” sta per “influenza”; il Concise Oxford Paravia English-Italian aggiunge che il vocabolo, in diversi contesti, significa “prendersi l’influenza” o si usa insieme a “vittima (dell’influenza)”, “attacco (d’influenza)”, “virus (influenzale)”, “vaccino (antinfluenzale)”. Quindi cede la parola a Wikipedia italiano, che attacca subito con “influenza aviaria (conosciuta anche come virus dei polli)” e spiega in breve di che si tratta, quando è nata e dov’è stata identificata («per la prima volta in Italia agli inizi del 1900», guarda un po’).

Se poi s’interpellano i glossari online sul termine “flu”, s’apprende una quantità di altri dati, fra cui la traduzione del termine in bulgaro e in curdo, l’esistenza di un acronimo FLU che sta per “First Line Unit” e ciò che sull’influenza ha da dire un dizionario specialistico di medicina.
Babylon (babylon.com) non è gratuito. Si compra a prezzo piuttosto modico (e49,50 per l’acquisto definitivo, e24,50 per un abbonamento annuale) e si può integrarlo con numerosi accessori, alcuni gratuiti e altri a pagamento. È anche possibile scaricare una versione di prova, che consente di familiarizzare con le funzioni del traduttore per un periodo di tempo sufficiente (30 giorni) a motivare l’acquisto.
Giuseppe Romano
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