Babylon, che giardini di parole
Un
accessorio per pc risolve i problemi di traduzione. E, nuova Musa
dell’era digitale, accende ispirazioni nelle vastità dell’internet
È stato come veder nascere una
farfalla. S’è aperta la grigia crisalide del testo scritto e Babylon ha
mostrato quali colori indicibili, quali acrobazie impensabili, quali
assonanze, incroci, legami e frequentazioni sanno inventarsi le parole
nell’era digitale. Farfalle delicatissime e incantevoli che catturano
il nostro sguardo e non l’abbandonano più. Alle nove Muse che
nell’antichità presiedevano le arti, novità come Babylon suggeriscono
che ormai dovremmo aggiungerne una nuova, quella che ci fa volare
nell’aerea magia delle parole e delle lingue dentro la rete universale.
Babylon – nome evocativo di opulenza – è un programma per computer (o,
meglio, per pc Windows. La versione Macintosh non esiste). Per la
precisione è una utility che s’installa inserendosi fra gli attrezzi di
chi scrive e naviga nell’internet. Quando importa sapere qualcosa su un
vocabolo della propria lingua o di un’altra straniera, un tocco di
mouse accende l’incantesimo.
Babylon, la nuova musa, è nato nel 1997 come un traduttore simultaneo.
Grazie a una varietà di vocabolari bilingui da selezionare, scaricare e
montare – 25 in 13 lingue: inglese, tedesco, italiano, francese,
spagnolo, olandese, svedese, portoghese, giapponese, cinese
tradizionale e semplificato, russo, ebraico – tiene a bada la moderna
Babele linguistica risolvendo il fastidio di avere sempre sottomano una
scaffalatura di dizionari. Nel corso del tempo sono stati aggiunti
numerosi accessori. Una voce, maschile o femminile a scelta, pronuncia
il vocabolo nel modo corretto (solo in inglese). Viene fornita la
coniugazione completa di un verbo, con tempi e modi, per adattare il
termine al contesto. Poi sono nate le varianti per la “traduzione
incrociata”: sia rispetto al significato – in quante diverse maniere si
può intendere “andare” in inglese, o “to get” in italiano – sia di
scrittura, con suggerimenti preziosi per il caso in cui non si sia
certi che il termine sia scritto in forma corretta (oltre a selezionare
un termine scritto da altri si può scriverlo in proprio). Poi sono
arrivati i collegamenti enciclopedici: alcuni a pagamento, come
l’Encyclopaedia Britannica, e altri gratuiti (fra cui ben 1600
glossari), come Wikipedia, in italiano e in inglese.
A partire da una singola parola s’innesca un mondo di rapporti,
collegamenti, approfondimenti e informazioni. Una catena pressoché
illimitata, oltre che suggestiva, di apporti linguistici e culturali.
Sia offline, cioè depositati negli archivi del proprio computer
personale, sia online, reperiti sul momento nei meandri della rete
mondiale.
Chi l’avrebbe mai immaginato che tutto questo sarebbe stato
raggiungibile, immediato, a portata di mano? Babylon è una risposta
diretta e semplice al desiderio di consultare il sapere via computer:
rispetto ai tentativi discutibili delle enciclopedie su cd-rom,
limitate nei contenuti e macchinose da utilizzare (nel tempo che
s’impiega a prendere, inserire e caricare un cd, si consulterebbe sei
volte un dizionario enciclopedico di carta), quest’altra via è più
rapida, piacevole e precisa. E se ultimamente anche motori di ricerca
come Google hanno attrezzato strumenti linguistici non dissimili,
bisogna però convenire che Babylon è più avanti: raggiunge uno scopo
forse meno complessivo nelle premesse, ma senz’altro più preciso,
approfondito ed efficace nei risultati. Schiude le porte della
comprensione immediata e dettagliata di singoli vocaboli, delle loro
accezioni e della loro storia, riducendo quell’ambiguità persistente
che è uno degli impicci più ricorrenti sulla rete.
Un esempio. Nella prima pagina di www.nytimes.com, il sito web del New
York Times, il 24 febbraio scorso c’era un articolo intitolato
“Soul-Searching Over Bird Flu”. Il sommario diceva: «Fears of avian flu
have set off a national panic in France, as well as an identity
crisis». Copiando la frase nel sistema di traduzione automatica online
di Google (http://translate.google.com/translate_t), se ne ricava
questa frase in pseudoitaliano: “Anima-Cercando il flu eccessivo
dell’uccello” (titolo): «I timori di flu aviario si sono regolati
fuori di un panico nazionale in Francia, così come una crisi di
identità» (testo). Frase che non risolve i dubbi del lettore.
Se invece si inseriscono le parole-chiave della frase nella finestrella
di Babylon, ecco che cosa risulta. Riguardo a “Soul-Searching” si
ottiene «“to do some soul-searching”, fare un esame di coscienza»
dal dizionario Concise Oxford Paravia English-Italian, accessorio che
si acquista a parte per integrare il dizionario di base. Digitando
“Bird Flu”, il Babylon English-Italian (il dizionario base di Babylon)
dice che “flu” sta per “influenza”; il Concise Oxford Paravia
English-Italian aggiunge che il vocabolo, in diversi contesti,
significa “prendersi l’influenza” o si usa insieme a “vittima
(dell’influenza)”, “attacco (d’influenza)”, “virus (influenzale)”,
“vaccino (antinfluenzale)”. Quindi cede la parola a Wikipedia italiano,
che attacca subito con “influenza aviaria (conosciuta anche come virus
dei polli)” e spiega in breve di che si tratta, quando è nata e dov’è
stata identificata («per la prima volta in Italia agli inizi del 1900»,
guarda un po’).
Se poi s’interpellano i glossari online sul termine “flu”, s’apprende
una quantità di altri dati, fra cui la traduzione del termine in
bulgaro e in curdo, l’esistenza di un acronimo FLU che sta per “First
Line Unit” e ciò che sull’influenza ha da dire un dizionario
specialistico di medicina.
Babylon (babylon.com) non è gratuito. Si compra a prezzo piuttosto
modico (e49,50 per l’acquisto definitivo, e24,50 per un abbonamento
annuale) e si può integrarlo con numerosi accessori, alcuni gratuiti e
altri a pagamento. È anche possibile scaricare una versione di prova,
che consente di familiarizzare con le funzioni del traduttore per un
periodo di tempo sufficiente (30 giorni) a motivare l’acquisto.
Giuseppe Romano
|