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n° 7 - sabato 18 febbraio 2006
Wikipedia: la cultura del futuro?, di Michele Crudele

Wikipedia: la cultura del futuro?

Si vanta di essere assolutamente neutrale nella redazione dei contenuti. Il che è tipico del suo approccio enciclopedistico

Chi ha dimestichezza con i motori di ricerca su Internet, e in particolare con Google, avrà notato che da qualche mese in risposta a molte richieste appaiono ai primi posti documenti presi dalla Wikipedia. Se cerco, per esempio, sulle pagine in Italiano di Google.it la parola Einstein, di cui abbiamo festeggiato nell’anno appena trascorso alcuni anniversari, ottengo al terzo posto http://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein. Se cerco un numero di quattro cifre che indica un anno del secolo scorso, è molto probabile che avrò una voce della Wikipedia inglese al primo posto.
Potrebbe essere un fenomeno temporaneo, ma è anche possibile che questa dominanza si consolidi nel tempo. Dipenderà anche dalle strategie dei motori di ricerca nel dare importanza a questa fonte. Non tutti coloro che usano Internet sono consapevoli dell’importanza di Google, pur usandolo spesso. Poiché è dimostrato che l’utente medio visita soprattutto i primi tre o quattro risultati delle proprie ricerche, l’essere in testa in risposta alla parola chiave del proprio business è un vantaggio competitivo per qualsiasi azienda. Ma quando si tratta di parole riferite a storia, filosofia, religione, letteratura, morale, l’essere tra i primi vuol dire influenzare la cultura popolare e in particolare quella degli studenti, spesso lanciati dai loro docenti ingenui a «cercare su Internet» senza criterio. Se la Wikipedia continuerà ad apparire in testa alla classifica, diventa importante il suo contenuto per la formazione delle generazioni future.
In queste note non ho lo scopo di raccontare in dettaglio la storia della nascita ed evoluzione della Wikipedia: la si può trovare nel sito originale http://wikipedia.org.

Veloce veloce
A titolo di curiosità, basta sapere che wiki-wiki è un’allitterazione modificata della parola quick (veloce), che indica un mezzo di trasporto delle isole Hawaii. Fu scelta da Ward Cunningham nel 1995 per denominare un suo software, che permette di scrivere e modificare pagine web su Internet in modo molto semplice e rapido. Si può dire che il wiki riprende l’idea originaria dell’inventore del World Wide Web (cioè delle pagine Internet come le conosciamo oggi), Tim Berners-Lee, che immaginò una rete di collegamenti in cui ciascuno attraverso il browser potesse leggere e scrivere. Per eventi che potremmo definire fortuiti il browser fu poi sviluppato per la sola lettura. Si è quindi diffusa l’impostazione basata su un rapporto tra lettori e scrittori molto alto, perché la scrittura e modifica di pagine in rete richiedono strumenti aggiuntivi e a volte competenze tecniche quasi specialistiche.
La Wikipedia è, in sintesi, un’enciclopedia disponibile gratuitamente su Internet, scritta da volontari.  Efficace il logo, a forma di un puzzle che riproduce il mondo, sotto cui, significativamente, si legge: «Wikipedia, la libera enciclopedia».  Qualsiasi persona, anche anonimamente, può aggiungere nuove voci, modificare quanto scritto da altri e persino cancellare pagine intere. Il sistema funziona perché ogni operazione è memorizzata e può essere sempre restaurata la versione precedente. Il restauro è alla portata di tutti, ma spesso è opera di alcuni appassionati amministratori che vigilano per evitare vandalismi e violazioni delle consuetudini stabilite a maggioranza. Raramente bloccano la possibilità di modificare una pagina, limitandosi a «congelare» solo quelle fondamentali per l’uso dell’enciclopedia. Di regole ce ne sono poche e una sola è indiscutibile e non modificabile: il «punto di vista neutrale», che esamineremo più avanti.

Esistono alcuni standard di redazione, per coerenza dell’intera enciclopedia, ma potrebbero essere cambiati in qualsiasi momento e sono frutto di decisioni «collegiali» tra gente di tutto il mondo che non si è quasi mai incontrata di persona. Per quanto sembri impossibile mantenerla in vita per la mancanza di veri sistemi di protezione dei contenuti, curiosamente la Wikipedia sta crescendo rapidamente e la redazione è vivacissima. Non si possono utilizzare materiali coperti da copyright e quindi le voci non sono una scopiazzatura di pagine già esistenti su Internet: hanno una loro originalità.
Nata all’inizio del 2001, l’edizione inglese si avvia verso le 800.000 voci, mentre quella italiana, iniziata alla fine dello stesso anno, ne ha raggiunto 117.000, raddoppiando il numero negli ultimi due mesi. Esistono edizioni in moltissime lingue di tutto il mondo, tra cui quella latina con 3.700 articoli, siciliana con 2.500 e còrsa con 1.150. Nel giugno 2005 è nata in Italia l’Associazione Wikimedia, primo passo per rendere più stabile il lavoro di tutela del nome, amministrazione, raccolta fondi e promozione di iniziative intorno all’idea. Wikimedia è l’insieme di siti analoghi alla Wikipedia: Wikinews è una testata giornalistica autogestita dai lettori che ne scrivono le notizie; Wiktionary è un dizionario; Wikibooks è una collezione di manuali e libri scolastici gratuiti, con Wikijunior che è la sua versione per bambini. Con frequenza nascono varianti e soprattutto nuove versioni di alcuni Paesi o lingue.

Il punto di vista neutrale
Alla base della Wikipedia c’è un requisito: the Neutral Point Of View (Npov), il punto di vista neutrale. Secondo la Wikipedia italiana, che traduce liberamente il testo originale inglese sull’argomento, vuol dire che «tutti gli articoli devono essere trattati da un punto di vista neutrale. Secondo le idee del fondatore Jimbo Wales, Npov è una regola assoluta e non discutibile. Il Npov è un concetto fondamentale in Wikipedia: un’enciclopedia non assume alcuna posizione, né di condivisione, né di rigetto di alcuna interpretazione dei fatti che descrive. Un’enciclopedia assume la sola posizione di un punto di vista neutrale, sul quale tutte le parti interessate possano concordare. Non è naturalmente sempre possibile ottenere un accordo completo su tutti i temi trattati: differenze ci sono e ci saranno sempre, ed è nel fondamento medesimo della scienza moderna evitare di assumere valori assoluti come eternamente immodificabili. È però possibile, e anzi preferibile, riferirsi a una razionale disamina degli argomenti trattati, di modo che i concetti risultanti possano essere assunti da tutti i lettori come oggettiva base di considerazione, come comune affidabile spunto gnoseologico. Wikipedia non assume pertanto alcuna posizione di avallo o di ricusazione, nessuna idea è prevalente se non, per scientifico ragionamento, abbia a rivelarsi effettivamente preferibile alla luce di oggettive e obiettive considerazioni generali».

Il testo continua invitando a non usare «perciò questo spazio per esprimere posizioni personali (ideologiche, politiche, filosofiche, religiose, di mera partigianeria o... tifoseria), sia perché verrebbero in breve tempo sostituite o cancellate da altri utenti, sia perché gli stessi Amministratori di sistema potrebbero ricorrere a spiacevoli rimedi protettivi». Effettivamente se provate a inserire affermazioni non neutrali, è molto probabile che in breve tempo qualcuno le cancellerà o sostituirà. Se insistete a riscriverle, qualcuno potrà invocare la non conformità al punto di vista neutrale e «categorizzare» l’articolo come «non-Npov». Sulle voci culturalmente più combattute c’è un monitoraggio costante di redattori che ricevono automaticamente la segnalazione delle modifiche apportate. Non dura molto ogni tentativo di cambiamento radicale di una pagina molto discussa come può essere quella sulla omosessualità che, tra l’altro, è classificata non-Npov a riprova della difficoltà di trattare in modo «neutrale» questioni morali.
La mia prima reazione nei confronti di Npov è stata di rifiuto. La neutralità non mi è mai sembrata un principio su cui fondare la cultura: mette sullo stesso piano tutte le opzioni e nega l’esistenza della verità. Il problema maggiore è però la definizione stessa di «neutralità», voce che, tra l’altro, manca nella Wikipedia. Andando però più a fondo nello studio del testo originale di Jimbo Wales e leggendo alcuni suoi esempi, mi sono convinto che può essere una strada concettualmente corretta per raggiungere l’obiettivo di una collaborazione mondiale evitando battaglie verbali senza fine. Secondo Wales, un’enciclopedia non deve dire che Hitler era un criminale, ma presentare il fatto che la maggior parte delle persone lo ritiene tale. In sostanza, si tratta di scrivere ciò che la gente pensa (e che è basato normalmente su fatti oggettivi) e non la propria opinione presentandola come unica vera. Si potrà perciò anche scrivere che una sparuta minoranza lo considera un grande statista con meriti nei confronti dell’umanità.

Tuttavia questa metodologia non sembra funzionare quando sono in pochi a redigere una voce importante come «matrimonio». Si fatica a trovare una definizione che vada bene anche a chi ritiene di dover chiamare matrimonio la convivenza di persone dello stesso sesso. Eppure questi ultimi sono una netta minoranza, contro la quasi totalità della gente che ha sempre considerato il matrimonio per quello che è: l’unione stabile, sancita da un impegno formale, di un uomo con una donna, in una comunità di vita e di amore aperta alla fecondità.
Chi contesta l’impostazione di Jimbo Wales sostiene, a ragione, che la verità non si fa a maggioranza, mentre la Wikipedia dà importanza all’opinione più diffusa. È un limite dell’impostazione Npov, ma contemporaneamente è un atto di fiducia nell’uomo che, supportato da dati oggettivi, riesce a conoscere la verità. Una maggiore diffusione di informazioni basate sui fatti, e con riferimenti espliciti alle fonti, a mio parere potrebbe garantire un percorso meno accidentato di avvicinamento alla verità da parte di tutti.

Ciò che auspico è l’esatto contrario di quanto avviene nella maggior parte dei canali televisivi e dei giornali, che finora hanno inciso molto più di Internet. Selezionano le informazioni in base all’impostazione culturale o politica dei loro padroni, influenzando l’opinione pubblica a volte in modo scorretto. È plateale quanto accaduto in Italia prima del referendum sulla procreazione artificiale: leggendo quasi tutti i quotidiani nazionali sembrava che la maggioranza degli italiani avrebbe votato per l’abrogazione della legge. I risultati sono stati enormemente diversi, a dimostrazione che i presunti «sondaggi» e la raccolta di opinioni degli «scienziati» erano pilotati in un solo senso.
Un cittadino non ha molte capacità di intervento sulla televisione o sulla stampa. Può scrivere lettere o protestare anche tramite associazioni specializzate come il Moige, benemerita iniziativa di genitori per la tutela dei minori. Gli editori ne terranno conto soprattutto in relazione agli effetti di boicottaggi sui prodotti pubblicizzati (così fanno negli Usa le associazioni di consumatori e riescono a ottenere molto di più che in Italia), ma non cambieranno radicalmente la linea editoriale. Invece sulla Wikipedia tutti possono scrivere, e quello che è scritto resta nel tempo, se rispetta i criteri Npov: chi cercherà quell’argomento su Internet troverà l’articolo redatto da uno sconosciuto dotato di buona intenzione. E farà cultura.

Enciclopedia enciclopedica
Alcuni ritengono, con fondamento, che l’enciclopedia non sia la strada migliore per la formazione culturale di una persona. L’abaco non è più importante di Dio, anche se lo si legge per primo in tutte le enciclopedie italiane. È senza dubbio più proficuo insegnare attraverso un manuale o un trattato, con livelli di complessità crescente, fino a dominare l’argomento. Generalmente l’enciclopedia è un utile sussidio di approfondimento o di conoscenza non specialistica di un tema di proprio interesse, ma non della propria professione. L’enciclopedismo è stato visto da alcuni come contrapposizione a una vera unità del sapere, perché mette tutto sullo stesso piano e manca di un punto di riferimento; per altri invece è una nuova forma di unificazione e sintesi. Per Diderot e d’Alembert, iniziatori della più importante Encyclopédie, era anche un’opposizione alla metafisica e alla religione, in nome dell’illuminismo, spesso ritenuto proprio sinonimo di enciclopedismo.
Ci si può chiedere se la Wikipedia segua questa linea illuministica, dato che richiede di fondare le proprie affermazioni su dati verificabili, misurabili, razionali. La natura libera e fortemente cooperativa fa pensare, però, che non sia possibile svilupparla in senso antimetafisico o anticattolico. Nella misura in cui intervengono redattori con diverse impostazioni culturali, saranno rappresentati i loro pensieri negli articoli pubblicati, a patto di rispettare il «punto di vista neutrale». Diderot invece non era neutrale: aveva una linea ideologica da seguire.

Prendiamo un esempio di voce «ad alto rischio» come «masturbazione»: scopriamo che la sua redazione è stata molto combattuta. Soprattutto le aggiunte relative alla dottrina cattolica sull’argomento sono state avversate. Ma attraverso la riedizione di versioni precedenti dopo cancellazioni più o meno arbitrarie e con diverse modifiche e raffinamenti, si è arrivati a un compromesso, creando la voce ad hoc «masturbazione e religione», nella quale sono riportate le tesi ebraiche, islamiche e cattoliche. Interessante notare che all’inizio della voce principale c’è l’avvertimento: «Alcuni dei contenuti di questa pagina potrebbero essere considerati scabrosi o offendere il comune senso del pudore». Nell’edizione inglese ci sono alcuni disegni esplicativi, non particolarmente provocanti: non ci sono fotografie «violente», anche perché è consuetudine della Wikipedia evitare le immagini non necessarie. In generale i siti Wikimedia sembrano dare poco spazio alla pornografia, soprattutto in confronto all’enorme quantità di materiali scabrosi disponibili su Internet. Data la totale libertà nello stabilire le consuetudini, alla frequente domanda dei nuovi redattori: «È permessa la pubblicazione di materiale pornografico?», si risponde con una «discussione» nella quale tutti esprimono le loro opinioni: gli amministratori finiscono per procedere con un discreto buon senso, eliminando gli estremismi.
Michele Crudele
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