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n° 43 - sabato 22 ottobre 2005
La Forza di George Lucas tra esoterismo e culti australiani, di Rick Deckard
Lasciamo i Puffi in pace: ma l’Unicef li bombarda a fin di bene, di Giuseppe Romano

La Forza di George Lucas tra esoterismo e culti australiani

Oramai non se ne può più de Il Codice Da Vinci, riciclato in mille salse e scopiazzato da decine di epigoni ancora peggiori di Dan Brown. Riviste “di settore” come il mensile di misteri & dintorni Hera – a cui hanno peraltro fatto capo alcune intelligenti operazioni di demistificazione – sono letteralmente divenuti il ricettacolo d’indagini e di expertise di questo o di quell’aspetto della leggenda sconfessata di Rennes-le-Châteaux, che è il vero nome de “Il Codice”.

Ben venga dunque il fascicolo nuovo (ottobre) di Hera dalla cui copertina campeggia il contrasto fra lo jedi della luce Obi-wan Kenobi e l’oscuro signore dei Sith Darth Vader. Il titolo non lascia dubbi: La mistica di guerre stellari. Il sommario del servizio, firmato da Mike Plato, meno ancora: «Nella saga di Guerre Stellari si cela una complessa scienza mistica in grado di comunicare i più profondi archetipi dell’umanità e il ritorno dell’eroe divino nell’eterna lotta tra la Luce e le Tenebre. [...] La Grande Tradizione Primordiale rivive celata in un moderno mito cinematografico».

Per carità, nulla di nuovo. Un tripudio di templari, esseni, gnostici, Kali Yuga, Melkisedeq, pleroma, riferimenti sottaciuti a René Guénon, su tutto svolazzando lo spirito comparitivistico dell’antropologo statunitense Joseph Campbell per un segreto che conoscono tutti. E poi Napoleone ridotto a perfido villain Sith, e Giordano Bruno – la Forza ci scampi e liberi! – esaltato a «splendido esempio» di Santo Vigilante, fedele all’Altissimo.

La galassia di George Lucas, insomma – che il regista sia consapevole e connivente o meno, è un problema che non interessa – si trasforma in una imponente allegoria di quella filosofia tradizionalistica che negli Stati Uniti si chiamerebbe “perennialismo” e che si ancora a un fondale manicheo da cui non può strutturalmente distaccarsi. Una sapienza atavica e immortale che descrive le sorti del mondo come un duello senza quartiere fra due princìpi irriducibili da cui senz’altro uno uscirà sconfitto.
Il Male, ovviamente, laddove il Bene riesce a emergere solo a prezzo di grandi difficoltà e patimenti. Ossia, detto altrimenti, i Cattivi trionfano affinché, per contrasto, la luminosità dei Buoni scintilli più argentea. Fa testo Episodio III: La vendetta dei Sith – per la timeline sta a metà ciclo, ma cronologicamente è l’ultimo film della serie –, che è l’apoteosi di Darth Vader.

Dall’impaccio delle melme umide e ingannevoli della Via della Mano Sinistra, infatti, il tradizional-perennialismo non riesce mai a trarsi completamente, e adesso nemmeno il solvente caustico di Hollywood sembra ottenere grandi effetti.
Lo vogliano o no, persino Lucas e la famiglia Skywalker al completo sono dei grand’iniziati; è meglio stiano in campana.
Nel 2002, le statistiche ufficiali rivelarono che 70mila australiani si dichiaravano devoti alla religione degli jedi. E dire che a noi, che crediamo alla realtà di Harry Potter (e che, dovendo giocar di mano, tifiamo Destra e non Sinistra), pareva tutto soltanto una bella fiaba. 
Rick Deckard



Lasciamo i Puffi in pace: ma l’Unicef li bombarda a fin di bene

Puffolandia come Bagdad,  devastata, con cadaveri a vista e feriti che si lamentano. A patrocinare l’invasione della violenza nel  mondo degli omini azzurri è nientemeno che l’Unicef, The United Nations Children’s Fund, l’agenzia che  per conto dell’ONU si preoccupa di proteggere e promuovere l’infanzia. E che da anni si pone il problema di come sensibilizzare l’opinione pubblica sulle violenze che dappertutto subiscono i bambini, specie nei luoghi in cui imperversano conflitti. Pare che le campagne di sensibilizzazione realizzate finora si siano scontrate con il muro dell’indifferenza. Se il realismo non funziona, dev’essersi detto qualcuno, proviamo con la fantasia. è la filiale belga dell’ente che si è fatta promotrice del “bombardamento di Puffolandia”, con uno spot in cui l’idilliaca pace della cittadina a fumetti viene alterata da morte e distruzione per gli “effetti collaterali” di un bombardamento.

Convinti, come ha dichiarato un responsabile, di aver scovato l’idea che finalmente farà presa sull’opinione pubblica: «è la prima volta che facciamo una cosa del genere, ma col passare degli anni ci siamo resi conto che la reazione alle campagne di tipo più consueto è limitata».  In attesa di vedere se stavolta la reazione popolare sarà meno “limitata”, accogliamo con qualche perplessità lo spot ambientato nel fumetto (visibile in www.vrtnieuws.net/nieuwsnet_master/versie2/nieuws/details/051004Unicef/index.shtml). Siamo convinti che non è alterando la fantasia che si sostiene la forza della realtà. Decine di videogame iperrealistici e di siti web problematici accessibili da bambini mostrano che simili commistioni già avvengono, e semmai confermano che in un’età psicologicamente problematica, com’è quella della crescita, l’equilibrio tra realtà e fantasia va aiutato, non problematizzato.

Ma i destinatari sono gli adulti, non i bimbi. Speriamo che colga nel segno. Ciò che più colpisce nello spot è forse la musica, la spensierata colonna sonora del fumetto che continua imperterrita in mezzo ai corpicini esanimi e ai funghetti-case che bruciano. Remake non sappiamo quanto volontario della celebre ultima scena con cui Kubrik volle suggellare l’inferno bellico di Full Metal Jacket (1987), dove i soldati avanzano nella devastazione universale fischiettando l’inno di Topolino. A simili commistioni tra realtà e fumetto ci aveva già pensato il grande Stanley, in modo immigliorabile.
“Lasciamo i bambini in pace”, è il motto della campagna, di cui per il momento è previsto il lancio solo nella madrepatria belga. Motto buonista, un po’ perbenista e vago. Quanto al metodo, dopo i Puffi verrà la volta di Peter Pan finalmente impalato da Uncino? E di Biancaneve avvelenata col cianuro nella mela? E di Genoveffa sorella cattiva che impalma il principe  mentre Cenerentola rimane lavapiatti? Lasciamo in pace le fiabe.                         
Giuseppe Romano

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