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8 novembre 2008
Il beato risveglio di WV, in attesa del dis-endorsement

di Daniele Capezzone

«A me m'ha bloccato ’a guera. Si nun c’era ’a guera, a quest’ora ero ner Kansassiti, signor Pretore»... È l’indimenticabile Nando Moriconi, l’“americano a Roma” di Alberto Sordi. Quello del bagno nella “marana”, quello del «...maccherone, m’hai provocato e io te distruggo adesso, io me te magno...», e di mille altre velleità “ammeregane” che poi svaniscono, riassorbite nei piccoli vizi e nelle vecchie abitudini italiane.
Ecco, devo confessare che, durante tutta la maratona televisiva italiana nella notte delle elezioni americane, non sono riuscito a togliermi dalla mente alcune scene di quel film, dinanzi al commovente, titanico e un po’ patetico sforzo di Veltroni di presentarsi come la controfigura di Barack Obama. Un tentativo comico come il personaggio di Alberto Sordi, appunto, e goffo come solo la politica di Veltroni sa essere.
Ma ve lo figurate Obama con Tonino Di Pietro, Guglielmo Epifani, le maestre tesserate Cgil, i comici di Rai tre, e tutto il triste circo veltroniano? Ma ve lo figurate Obama che si informa sulla situazione dell'italico Pd? Non scherziamo.

Invece, venendo a cose più serie, sarà quasi divertente – in ottica italiana – assistere alla prima crisi internazionale, alle prime parole dure di Obama contro uno Stato-canaglia. Improvvisamente, l’“Italia demogradiga” scoprirà che Obama, alla fine della fiera, è pur sempre un americano.
E fioccheranno le marce indietro, i consensi ritirati, i “dis-endorsement”, le prese di distanza da Obama, esattamente come accadde con Clinton ai tempi del Kosovo.
Anche perché – le regole della politica dicono questo con chiarezza – Obama dovrà tenere una linea dura in politica internazionale, a partire dall'Afghanistan, correggendo alcune sue furbesche posizioni della campagna elettorale.
In particolare con l’Europa, Obama sarà un presidente aperto ma esigente: e perciò sono convinto che sarà saldo il rapporto con l’Italia di Berlusconi, partner essenziale non solo per il nostro apporto militare in tanti teatri di crisi, ma anche per la capacità del premier italiano di interloquire con alcuni leader mondiali non sempre ben disposti verso gli Stati Uniti, a partire da Vladimir Putin.
Ecco perché appare letteralmente patetica la “ola” in curva da parte di Veltroni e dei suoi: è la solita storia, non hanno capito granché, ma sono sempre pronti a spiegare tutto.
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