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25 ottobre 2008
Una serie di errori e un giudice costituzionale

di Giorgio Stracquadanio

Mentre scrivo queste righe il Parlamento in seduta comune non ha ancora eletto il giudice costituzionale. Con tutta probabilità dalle urne uscirà il nome di Giuseppe Frigo, stimatissimo penalista che in tempi non lontani ha guidato l’Unione delle Camere Penali, così come ha fatto anche Gaetano Pecorella, il candidato ufficiale del Popolo delle Libertà immolato sull’altare dell’irragionevolezza a cui è giunta la politica.
Se la Costituzione affida al Parlamento in seduta comune la responsabilità istituzionale di eleggere un certo numero tra i giudici delle leggi – tali sono i membri della Corte Costituzionale – è perché attribuisce alla Corte un ruolo politico e istituzionale nell’equilibrio dei poteri. Aver accettato, da parte della maggioranza, la tesi imposta dall’opposizione che il giudice da eleggere non potesse essere un membro del Parlamento equivale a sostenere che la Corte costituzionale è un organo tecnico, la versione giudiziaria del Cnel. Non sono in discussione le qualità individuali dei candidati, e nemmeno i loro orientamenti politici. Chi ha a cuore la vita della Repubblica e delle sue istituzioni non bada innanzitutto a queste cose, che pure hanno il loro peso. Occorre invece guardare al significato che un criterio di scelta assume nella storia delle istituzioni, perché ogni scelta nel corso del tempo dà significato alle istituzioni stesse.

Da questo punto di vista tutta questa vicenda ha provocato ulteriore e più grave disdoro nei confronti del Parlamento. Si sono commessi atti incomprensibili; la scelta dei presidenti delle Camere di subire l’impostazione dello sciopero della sete di Pannella che ha posto sullo stesso piano due doveri istituzionali diversi: l’elezione di un giudice costituzionale, resa impossibile per un veto della sinistra da due legislature, e l’elezione del presidente della Commissione di vigilanza Rai in questa legislatura. La negoziazione di un finto accordo tra maggioranza e opposizione, con l’utilizzo – per stracciarlo – di spazzatura giudiziaria buttata addosso a uno dei galantuomini che siedono in Parlamento; la decisione del Pdl di esporre quel galantuomo alla certa bocciatura dell’urna e per ben due volte. La mancanza di una visione strategica sulle prossime e gravi decisioni che la Corte Costituzionale dovrà prendere in un prossimo futuro, che determineranno lo sviluppo della legislatura. La mancata comprensione del fatto che l’opposizione non ha interesse a far funzionare la commissione di vigilanza Rai, visto che il suo primo atto dovrebbe essere la nomina del nuovo CdA dell’azienda. Oggi l’opposizione è maggioranza nel CdA, esprime il presidente Claudio Petruccioli e il direttore generale Claudio Cappon: governa l’azienda e le sue scelte editoriali.
È una sequela di errori che non promette nulla di buono per il governo e la maggioranza. E che ha dato del Parlamento la peggiore delle immagini. Da deputato del Pdl non posso certo essere soddisfatto.
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