di Matteo Tosi
I mutui insoluti e insolvibili prima, poi le banche che falliscono e il crollo delle borse di mezzo mondo, e siamo tutti qui a parlare di crack e di rischio finanziario, in tutte le salse e da ogni angolatura, naturalmente, anche se in debito di idee a riguardo, che tanto basta essere sul pezzo, e cosa va nel pezzo non interessa o quasi. Ecco allora che domenica scorsa, la “Domenica” de il Sole24ore, ossia l’inserto culturale più celebrato d’Italia, figlio nobile e alto del quotidiano finanziario più autorevole del Paese, esce con una splendida “prima”sui lumi della lirica planetaria e sulla loro abitudine al debito, vizio e costume insieme del loro genio e della loro esistenza. “Il poeta ha fatto crack” titola a nove colonne l’inserto, e sotto una bella illustrazione originale, un’ottocentesca camionetta della polizia dalle cui sbarre spuntano i volti di Dickens, Balzac e Baudelaire. Il pezzo principale lo firma Antonio Scaraffia, e accanto uno di Luigi Sanpietro fa il punto su papà Dickens.
La buona notizia, però, è che se si è in debito (tanto per rimanere in argomento) di voglia o di tempo, non c’è affatto da crucciarsi, questa volta, perché quel poco che si dice nei due articoli è più che riassunto da titoli e sommari. Mancherà qualche nome, certo, e qualche cifra o titolo o piccola curiosità, ma le razionate battute a disposizione del titolista paiono addirittura sovradimensionate rispetto al nulla che i nostri due raccontano, e l’effetto scoop del tutto è molto più vuoto di qualsiasi bolla finanziaria. Non solo perché il tema dell’indebitamento d’artista potrebbe estendersi ben oltre l’Ottocento parigino e riguardare le muse tutte, risultando di per sé inutile e incompleto, ma soprattutto perché in cinque colonnine cinque (più due, lunghe, di “spalla”) non c’è né un pensiero né una riflessione a riguardo. Solo una nota della spesa (eccessiva, pare) di chi si è indebitato e chi no. Il massimo che se ne cava è che Sanpietro non lo ama più come una volta, Dickens.
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